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Racconto: “E ti lasci andare…Sì, mi lascio andare.”

25 Settembre 2008

…E TI LASCI ANDARE… (LUI)

"No, versami ancora un whisky, no, non sono ubriaco, ma l’alcool mi serve per affrontare lei, quando rientro…

Sicuro, se no perché berrei, Carlo, dai versami un bicchiere…
Non vuoi?

Eh va bene, me ne vado, me ne vado…ok chiudi pure, amico, usciamo insieme.
Sì, ho capito, tu lo fai per il mio bene, buona notte amico grazie a domani sera, ah! È chiuso, beh, allora a poi, buone vacanze, divertiti".

Mi domando come ho fatto, ti guardo, mentre dormi e mi domando, sì, come ho fatto, a sopportarti tutti questi anni?
Le incomprensioni, le tue scenate di gelosia,
"E questo non mi piace. Voglio la macchina come Lucia"!
Le tue cattiverie e le tue consapevoli voglie impossibili.
Ma come ho fatto a sopportarti, e tutto questo?…
Per vederti, adesso, come un ammasso di carne informe, non fai più nulla per piacermi, hai sempre i bigodini sulla testa, e porti ai piedi anche d’estate dei calzini, senza poi dimenticare, che d’inverno ti copri come una befana, anche quando vai a letto.

No, no tu ti lasci andare, lo dici anche a tua madre:
"Tanto, mi ha sposata ed ora mi tiene così come sono".
Ma, no, tu non eri così, quindici anni fa, facevi sport, portavi tacchi a spillo, vestivi elegantemente, e quando uscivamo, sì, perché uscivamo una volta, i migliori locali li sceglievo per te…
E no, non pensavo che dopo tre anni, sono pochi tre anni soltanto, hai iniziato a lasciarti andare, il primo figlio poi il secondo, adesso loro sono grandi, e dei tuoi chili presi, no ne hai lasciato neppure uno.
Ti ho capito sai, e ti ho aiutato anche… "Lascia stare i dolci, le bibite gassate, e gli hamburger e patatine fritte"…
"No", tu dicevi: "Lasciami solo questa volta, te lo prometto"…
E adesso sei lì, in un letto, che trovi la sera presto e lasci tardi la mattina,
è come un amante, al quale ti abbracci senza sforzi, lasciandoti andare sempre più.
Sono stato stupido a non capire…il tuo modo d’agire, già, è troppo tardi,è quanto mi dici, ma cerca di dimagrire, andiamo in palestra, insieme, vestiti alla moda, cerca di rivivere, chissà potresti cambiare, così come sei cambiata in peggio, forse un miracolo potrebbe accadere. no?
Come quando mi dicesti "sì ti sposo".
Già fai finta di non sentire…
Quando mi corico accanto a te, sembra che non ti faccia piacere, sei rognosa, aggressiva, e …mi guardi come se fossi di troppo nella tua vita.
Tu, ti lasci andare ed io ti guardo sempre meno, fino a far crescere nella mia mente un’altra immagine di te, che con tristezza, cerco, ma non c’è.
Che triste sera è questa, che non ti sei ricordata neppure, che quindici anni fa, dicesti "sì", al: "Finché morte non ci separi". Sarà lungo.
Già, ho preso un regalino per te, chiudendo gli occhi e immaginandoti.
Com’eri bella: quel mattino, piena di luce e di sorrisi, ora ti prego ogni mattina, di fare uno sforzo almeno una volta, solo una volta da 12 anni, di cucirti un sorriso sul viso, per accontentarmi.
Ma tu ti lasci andare, non te ne frega niente, né di te e né di me, quello che t’interessa io non lo so, vorrei aiutarti, ma come faccio a capirti se non lo sai neppure tu?

Sì, è tardi, spengo la luce e mi addormento per sognarti com’eri prima, adesso sono sveglio ed è solo un incubo ad occhi aperti.
Che strano non trovi?
Già, tu dormi e grugnisci che la luce ti disturba e il mio parlare cade inascoltato nella pozza di fango, che ho chiuso dentro di me, ed è là che lascio cadere ed affogare, tutti i tuoi insulti, per non sporcarti, per non odiarti.

Sì, MI LASCIO ANDARE…(LEI)

"Finalmente dormi.
Adesso posso confessarti, sì, confessarti, non interrompermi con le domande, che non mi hai mai rivolto e mi torturano la mente.

La mente è contorta.
È vero, che mi lascio andare, ma tu non sai il perché.
Vorresti saperlo, lo so, ma come faccio a dirtelo? Non posso, no, non, posso proprio, non riesco neppure a dirlo a me stessa.
Hai fatto bene i conti, hai calcolato tutto, hai anche capito che 12 anni fa, iniziò tutto.
Sei sempre stato bravo all’università, ricordi, quando mi passavi i compiti di matematica, con gli occhi di un innamorato e mi facevi fondere fra i teoremi?
Com’era bello quel periodo, sì,
com’era dolce tutto ciò, quando eri geloso, dell’altro, il tuo antagonista, che faceva di tutto per sottrarmi alle attenzioni che mi dedicavi?
Ora sei tu che dormi, lo spero, perché per me è il solo modo per parlarti.
Ora ho un po’ più di coraggio, Dio, fa che mi senta, no! Che non mi senta, non ho il coraggio!
No, non arrivo più a vivere con questo tormento, lui è così dolce è così buono, e non vorrei fargli del male, vorrei soltanto fargli sapere, ma ho paura, paura che non mi possa perdonare.
È vero faccio di tutto per ferirti, ogni qualvolta che ti parlo, ma no, tu non sai il perché, no, tu non immagini il perché.
Ti ho amato tanto e tu lo sai, ma da quel giorno non posso più guardarti.
Di quale giorno sto parlando?
Già, di quale giorno, non vorrei parlarti.

È stata solo una follia, che non ho saputo perdonarmi, e ora che ti ho fatto male, il mio rimorso cresce senza fermarsi e mi divora.
Devi sapere,sì, che 12 anni fa, nove mesi prima; ricordi il tuo antagonista? Sì, lui, quello che non potevi vedere, io l’ho incontrato, un giorno al Belvedere, ero davanti al mio caffé, entrò e venne dritto verso di me, mi salutò e mi guardò, facendomi sentire una dea.
A te piaceva e piace ancora, vedermi vestire alla moda, quel giorno portavo un tailleur firmato, un tuo regalo…

Mi fece tante confidenze, mi raccontò della sua vita sbagliata, mi circondò con le moine, bevvi una coppa di champagne, poi la seconda per fargli piacere e come tu sai, che non sopporto le bollicine, divenni preda nelle sue mani.
Non feci nulla per resistergli e finimmo col trovarci a letto nella sua garçonnière .
Se fossi stata solo attenta, se non avessi accettato di bere, ora no, non starei qui a parlare, di me, di te, mentre tu dormi. No, non starei qui a dannarmi, di avere messo al mondo Gianni.
Ti sei mai domandato come mai questo nome? Ti sei mai chiesto il perché?
Ebbene, adesso lo sai…
Sì, lo ammetto, che dopo quel giorno, l’ho rivisto, non finì lì il nostro incontro, lui veniva sempre a cercarmi, anche quando facevo la spesa, le passeggiate, me lo trovavo davanti.
Non ci sono più andata a letto, no, ma incominciai ad innamorami, e tu rientravi a casa dal lavoro, e mi aspettavi per la cena…
Quando il mio ventre non poteva più nascondersi, in quelle gonne troppo strette, lui pian piano si dileguò nel nulla, e mi lasciò sola col mio rimorso, il cuore infranto, ed un bambino che doveva nascere.
Ecco, ora lo sai.
No, se sei sveglio, non dirmelo.
Se mi sono lasciata andare, era soltanto perché volevo punirmi, d’essere stata troppo attraente e d’essere caduta nella rete dell’adulazione, lo so che ho sbagliato, e ne sono cosciente, ma lo sbaglio più grande è stato, che nel punirmi, ti ho punito.

Sì, ho cercato di farmi odiare, ma non sapevo che, tu annegassi tutto nel dolore, "per non sporcarmi, per non odiarmi".

Se vuoi ancora di me, dimmelo adesso! Se no continua a dormire, mi raccomando, loro, anche Giovanni, lui no ne ha colpa, ti vuole bene, tu per lui, sei suo padre…

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